EDIFICIO C

Il progetto per l’ EDIFICIO C, viene realizzato a partire da una preesistenza, o meglio da una costruzione interrotta: si tratta un telaio strutturale di calcestruzzo armato che, assunto come dato immodificabile, fissa la posizione e le dimensioni del manufatto. Considerato dunque che sono già presenti gli impalcati, il progetto non può che concentrarsi prevalentemente sulla predisposizione delle partizioni verticali, ovvero delle separazioni interne e dei diaframmi esterni.

La costruzione dei fronti, ed in particolare di quello meridionale che si dispone parallelamente alla strada di accesso, diventa l’occasione per riflettere sul doppio ordine di influenze da cui il prospetto, in quanto elemento rappresentativo dell’architettura, è interessato. Da un lato possiamo infatti considerare quest’ultimo come il momento nel quale le condizioni interne dell’edificio vengono manifestate all’esterno e dall’altro come componente dell’ambiente urbano, partecipe della costruzione dell’immagine della città. Il progetto assume questi due aspetti, e il loro rapporto dialettico, come temi e li declina attraverso il dispositivo della doppia facciata, provando a rileggere alcune esperienze del Razionalismo Italiano. Vi è una facciata interna sulla quale vengono ritagliate, quasi meccanicamente, le bucature per garantire un adeguato apporto di luce naturale agli ambienti retrostanti ed una più esterna che risponde alla volontà di costruire un fronte urbano compatto, capace di attestarsi come frammento di una cortina edilizia continua ideale.
Accanto a questi temi però, nella definizione dei caratteri che sul prospetto si rappresentano, interviene anche l’interruzione costruttiva, ovvero la preesistenza del telaio strutturale, che proprio sul fronte strada mostra una teoria di cinque colonne a definire un avancorpo in forma di pronao. Questo prospetto è quindi contemporaneamente il luogo in cui si rappresenta la dialettica tra urbano e domestico, ovvero tra pubblico e privato, e in cui si mostrano sinotticamente le varie fasi costruttive dell’edificio. A tal fine, una delle cinque colonne preesistenti viene lasciata libera e visibile, incorniciata da uno dei grandi ritagli che il nuovo fronte compatto presenta al pian terreno, come traccia di un momento precedente della vita del manufatto; in un’architettura che deve necessariamente rinunciare ad una immagine di perfezione, ordine e pulizia, per aprirsi ad una inedita complessità che pure, attraverso lo strumento della composizione, va sistematicamente organizzata.A differenza del fronte meridionale, che tende a presentarsi come un fatto unitario indifferente alle divisioni dei locali interni, il prospetto posteriore, ovvero quello settentrionale, mostra chiaramente la ragione tipologica dell’edificio in linea: il corpo scala si presenta come volume stereometrico riconoscibile che richiama matericamente il paramento del fronte principale.

I paramenti murari esterni vanno ad individuare cromaticamente e tramite il rivestimento ceramico lo sviluppo volumetrico dell’edificio; il piano terra rivestito in Kerlite antracite rappresenta “l’attacco a terra dell’edificio” declinando il tema del basamento e rispondendo ad una duplice necessità, da un lato la manutenibilità e dall’altro la riconoscibilità degli spazi commerciali.
Il primo livello individuato poi dal colore bianco dell’intonaco presenta sui vari fronti con erosioni e sottrazioni volumetriche e, poggiarsi sul piano basamentale, si attesta come “Piano Nobile” dell’edificio ad uso residenziale ed di piccolo artigianato. I due livelli si rapportano poi tra loro e con l’esterno del manufatto, tramite i quattro avancorpi rivestiti in kerlite grigia, la quale, segnata orizzontalmente da profili metallici mette in luce le “linee di forza” e gli allineamenti compositivi del fronte.
Come per i rivestimenti lapidei delle facciate di chiese e palazzi antichi, finemente intagliati e sapientemente incastrati tra loro dai maestri scalpellini, il rivestimento ceramico degli avancorpi tagliato su misura dalle grandi lastre di 3x1m diventa un “vestito sartoriale” che sottolinea le linee del manufatto e la maestria dell’artigiano posatore.

Info

2015/2016

Aversa, CE, Italia

Gaspare Oliva (RES), Nicola Pietrantionio (RES), Paolo De Michele (RES). foto: Mariano De Angelis

Progettazione preliminare e progettazione esecutiva

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